Bocciata all’unanimità, da parte del popolo svizzero, la proposta di riforma del secondo pilastro nel sistema pensionistico elvetico. Alle urne i cittadini dei vari cantoni, si sono ritrovati solidali nel rifiutare la modica di legge con oltre il 67,12% dei voti contro. Dalla Svizzera romanda é arrivato il segnale piu’ forte del “no” alla proposta di legge, seguita dalla Svizzera tedesca ed il Ticino.
Piena soddisfazione da parte delle organizzazioni sindacali che con la loro campagna dallo slogan: “Pagare di piu’ per avere pensioni piu’ basse” non hanno fatto esitare gli elettori sulla scelta giusta da fare. Di fronte all’aumento costante del costo della vita, i cittadini svizzeri mostrano preoccupazioni per il futuro delle pensioni e hanno risposto chiaramente di non accettare cambiamenti troppo radicali che non garantiscono sicurezza per l’avvenire.
Gli elvetici sono prudenti soprattutto quando si tratta di fare i conti in tasca e molti erano i dubbi che accompagnavano la proposta di legge sulla LPP. Tra le tematiche principali in discussione: l’abbassamento dell’aliquota di conversione che determina la conversione appunto, dell’avere di vecchiaia accumulato durante la vita lavorativa in una rendita di vecchiaia per tutta la vita. Attualmente tale aliquota é fissata al 6,8% e la proposta prevedeva una riduzione al 6% che di conseguenza, avrebbe comportato anche ad una riduzione delle rispettive rendite del 12%.
“La riforma chiedeva alla maggior parte dei dipendenti di pagare di piu’ per ricevere di meno, sebbene le casse dello Stato siano in buona salute. Su di un reddito di 55’000 franchi si poteva perdere fino a 270 franchi di rendita al mese” ha affermato Véronique Rebetez, Responsabile della politica sociale e dei servizi specializzati, membro di Direzione Syna. “La riforma sarebbe stata sfavorevole soprattutto nei confronti dei dipendenti con salari medio-bassi” ha puntualizzato Johann Tscherrig, Presidente della Direzione Syna. Tutti i colleghi dei principali sindacati svizzeri: UNIA, OCST nel cantone Ticino, SCIV nel Cantone Vallese e Travail Suisse insieme alle fazioni politiche al loro fianco hanno sostenuto il “NO” all’iniziativa federale.
Delusi al contrario: Parlamento e Consiglio Federale insieme a tutto il settore assicurativo svizzero che sostenevano la riforma. L’errore di calcolo dell’UFAS (Ufficio Federale delle Assicurazioni sociali) dei mesi scorsi, riguardo le future spese dell’AVS, ha avuto il suo peso nell’ambito della votazione facendo oscillare l’ago della bilancia verso il no e aumentando la diffidenza dei cittadini.
Si ricorda che la legge federale sulla previdenza sociale é entrata in vigore il primo gennaio del 1985 e ad oggi, rappresenta il secondo dei tre pilastri del sistema previdenziale svizzero come parte integrativa del primo pilastro. Sono assicurati alla Lpp tutti i lavoratori già assicurati all’AVS a condizione che guadagnino almeno 22’050 franchi all’anno (la cosidetta soglia di entrata nella LPP) ed abbiano compiuto il 25anno di età. Con i seguenti requisiti inizia quel processo di risparmio individuale per la previdenza per la vecchiaia del secondo pilastro a cui contribuisce in parte il lavoratore e in parte il datore di lavoro. Quest’ultimo puo’ scegliere liberamente a quale cassa di previdenza professionale affiliarsi e nello stesso tempo ogni cassa pensione, pur disponendo ognuna di una propria regolamentazione di organizzazione interna, deve rispettare la previdenza minima garantita per legge: la cosidetta previdenza professionale obbligatoria. La previdenza privata e su base volontaria, a cui contribuisce il solo il lavoratore, completa il sistema dei tre pilastri in Svizzera. Il sistema di previdenza per la vecchiaia svizzero é stato sempre considerato un modello da seguire, tuttavia affinché possa essere garantito anche per il futuro, dovrà essere adattato all’evoluzione sociale ed economica del paese con proposte a favore dei cittadini e non penalizzandoli con ulteriori costi.
Valeria Angrisani
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